La storia della Parrocchia “Maria SS. della Stella”

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La parrocchia intitolata a Maria SS. della Stella fu istituita, presso l’omonima chiesa settecentesca, appartenuta ad un’Arcicongrega, il 12 di settembre del 1964, con decreto del vescovo Adolfo Binni, per la necessità di venire incontro agli abitanti di una estesa zona di Nola, i quali erano costretti a seguire le sacre funzioni in Cattedrale o nella chiesa del Collegio.
L’istituita parrocchia fu affidata a Don Michele Lombardi, che la guidò dal 12/9/1964 al 10/10/1977 e provvide a rendere più funzionali tutti i locali del vecchio complesso ecclesiale per conformarli alle nuove esigenze.
Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso l’iniziale sede cominciò a risultare limitata per la numerosa comunità di fedeli ed inadeguata allo svolgimento degli impegni pastorali; premeva, quindi, l’urgenza di una nuova struttura più capace e funzionale.
Il nuovo edificio fu edificato su un terreno appartenente al Seminario Vescovile. La cerimonia della prima pietra si tenne il 3 di maggio dell’anno 1970, con la partecipazione del vescovo Adolfo Binni e del parroco Don Michele Lombardi.
Dopo più di tre anni di lavori, l’8 di settembre del 1973 ebbe luogo la solenne inaugurazione presieduta dal vescovo del tempo, Mons. Guerino Grimaldi, e del parroco Don Michele Lombardi.
L’11/10/1977 a dirigere la parrocchia fu nominato don Giovanni Rinaldi, ora vescovo di Acerra, che la tenne fino al 31/1/1983. Durante il suo mandato fu completato il presbiterio con opere prodotte dalla “Domus Dei” (mensa, pulpito, tabernacolo), furono inseriti i pannelli della “Via Crucis” e sistemata la statua della Madonna sul fastigio della facciata.
Dal 1/2/1983 al 11/7/1991 la carica di parroco fu rivestita da don Pasquale Capasso. In questi anni, in seguito alla revisione dei territori parrocchiali del 28/6/1986, effettuata al tempo di Mons. Giuseppe Costanzo, fu aggregato alla “Stella” il territorio della parrocchia della SS. Trinità di Cicala, che comprendeva le colline cicalesi con il convento dei Frati Cappuccini e quello di S. Angelo in Palco dei Frati Minori.
Dal 12/7/1991 al 30/9/2000 la comunità fu curata da Mons. Sebastiano Bonavolontà, che affiancò alle attività pastorali parrocchiali e diocesane, molteplici e valide iniziative culturali, attingendo alla tradizione nazionale e locale; tra l’altro, sollecitato dai fedeli, soprattutto giovani, rivalutò la festa di S. Antonio Abate con l’antica benedizione degli animali, e si fece promotore di concerti condotti da cori, orchestre ed artisti di spessore.
L’1/10/2000 i fedeli furono affidati al timone spirituale di don Erasmo Napolitano, il quale, oltre ad aver intensificato i momenti di catechesi e di preghiera comunitaria, promosse ulteriormente l’assistenza sociale ed intervenne sulle fabbriche ecclesiali, rifacendo il pavimento della chiesa e restaurandone alcuni locali.
Dal 1/9/2003 ne è parroco padre Mariano Amato.
(Riduzione testuale tratta da “L’Arcicongrega nolana di Maria SS. della Stella e le due chiese dell’omonima parrocchia” di A. Fusco. Gli interessati ad avere il libro possono contattare gli uffici parrocchiali).


Note Storiche

Il 12 di settembre del 1964 la “chiesa vecchia”,[1] dedicata a Maria SS. della Stella, fu elevata a parrocchia con decreto di Mons. Adolfo Binni,  per la necessità di venire incontro agli abitanti di una estesa zona di Nola, i quali erano costretti a seguire le sacre funzioni in Cattedrale o nella Chiesa del Collegio.L’istituita parrocchia fu affidata a Don Michele Lombardi, che la guidò dal 12/9/1964  al 10/10/1977 e provvide a rendere più funzionali tutti i locali del vecchio complesso ecclesiale per conformarli alle nuove esigenze, tra l’altro, fece pavimentare a cripta cemeteriale allo scopo di ricavarne un ampio locale a beneficio dei gruppi operanti.

Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, l’iniziale sede cominciò a risultare troppo limitata per la numerosa comunità di fedeli ed inadeguata allo svolgimento degli impegni pastorali; premeva, quindi, l’urgenza di una nuova struttura  più capace e funzionale. 

La “chiesa nuova” fu edificata su un terreno appartenente al Seminario Vescovile. La cerimonia della prima pietra si tenne il 3 di maggio dell’anno 1970, con la partecipazione del vescovo  Adolfo Binni e del parroco Don Michele Lombardi; ne furono testimoni laici i coniugi Iorio Giovanni (*3/11/1947) e Napolitano Maria Raffaella (*23/4/1947).[2] Dopo più di tre anni di lavori, l’8 di settembre del 1973 ebbe luogo  la solenne inaugurazione presieduta dal vescovo del tempo, Mons. Guerino Grimaldi  e del parroco Don Michele Lombardi, previa autorizzazione delle autorità sanitarie, indispensabile a causa dell’epidemia di colera diffusasi in Campania in quel periodo. 

L’11/10/1977 a dirigere la parrocchia fu nominato don Giovanni Rinaldi, ora vescovo di Acerra, che la tenne fino al  31/1/1983. Dal 1/2/1983 al 11/7/1991 la carica di parroco fu rivestita da don Pasquale Capasso. Dal 12/7/1991 al 30/9/2000 la comunità fu curata da Mons. Sebastiano Bonavolontà e dal’1/10/2000 i fedeli furono affidati al timone spirituale, di don Erasmo Napolitano. Dal 28 settembre 2003 il parroco è p. Mariano Amato. 


La chiesa nuova

Impianto architettonico

L’articolato impianto in cemento armato, ideato dall’architetto Temistocle Astone e costruito dall’impresa edile del sig. Pasquale De Lucia, si compone di un nucleo ecclesiale, dal quale, in posizione arretrata sulla destra, si dirama in asse, verso Nord-Est, una costruzione polifunzionale,[3] collegata direttamente alla chiesa al piano terra, ma da essa separata al primo piano da un’intercapedine praticabile e larga qualche metro; lo stabile chiude a Nord un piazzale-parcheggio e vi prospetta con una lunga balconata al primo piano, decorata, sotto il bordo del piano di calpestio, con una teoria pensile di angoli ottusi a giorno, con vertice in alto, che creano un motivo a zigzag ripetuto come un “leitmotiv” in altre parti delle fabbriche parrocchiali.

La chiesa

La chiesa si uniforma alle moderne tendenze architettoniche,  miranti ad una razionale concezione geometrica, che qui vede accostati volumi squadrati e curvilinei. La tensione dinamica e funzionale di pilastri e travature a vista, l’adozione di linee ellittiche ed il ripudio assoluto di applicazioni esornative stanno ad indicare che l’Astone, pur nel rispetto della canonica disposizione degli spazi ecclesiali, per certi versi mostra di ispirarsi ancora alle suggestioni delle teorie futuriste che l’architetto Sant’Elia, nella prima metà del Novecento,  proponeva in tema di realizzazioni costruttive.

L’edificio non manca di spunti originali e di valori estetici, principalmente  se si tiene conto dell’articolazione degli spazi interni, concepiti in modo da creare all’esterno un movimento di masse. Fin dalla sua prima edificazione, queste soluzioni non sono state rilevate  adeguatamente per la cattiva ubicazione della chiesa che la rese da sempre poco visibile. I lavori di ammodernamento del 2009 promossi da don Mariano Amato ed ideati dall’architetto Carla Zito hanno mirato a restituire alla chiesa il prospetto mai realmente avuto anche in virtù dell’apertura della strada prospiciente la facciata principaleche ha consentito un accesso frontalee non più laterale.

Facciata

Il prospetto realizzato per il primo progetto presentava nell’ordine inferiore un pronao di accoglienza, formato da nove luci, cinque sul fronte, due sui lati, ed altre due più strette in posizione posteriore laterale. Le nove luci, delimitate da pilastrini quadrangolari di sostegno in origine erano definite da una piattabanda a giorno, sagomata ad angolo ottuso con vertice in alto. Il ridisegno del prospetto principaleha previsto il ridimensionamento del porticato che, ridotto nella sua lunghezza, segue il profilo della chiesa. Gli angoli ottusi sono stati sostituiti da lineari architravi a formare un’unica fascia su cui è stato realizzato il disegno in negativo della croce. Le campate d’accesso sono passate da n.5 an.3, mentre le cancellate esistenti sono state totalmente eliminate. L’accesso ai disabili è stato garantito da due entrate simmetriche laterali di larghezza 1,50 m ciascuna.

Nel muro di fondo si apre la porta principale fiancheggiata da altri due accessi minori che danno sui due ambulacri laterali dell’aula. Sopra il pronao si innalza la piatta parete di prospetto, raccordata in curva alle fabbriche ellittiche della navata ed aperta da un vuoto chiuso da un’artistica vetrata.[4] Più in alto, un cornicione sporgente ad arco di cerchio, che continua poi lungo le pareti esterne della navata, crea un motivo curvo di raccordo con l’alto fastigio, formato da una uniforme muratura a faccia e contorno convessi, la quale si abbassa ai lati dando origine ad un alto parapetto murario che, correndo sul cornicione menzionato, conclude in altezza l’edificio ecclesiale. Alla sommità del fastigio una bassa base trapezoidale sostiene una grande stella tropologia della Madonna eponima.[5]  

Campanile

Insistendo sull’intercapedine praticabile, aperta tra la parte alta della chiesa ed il primo piano della costruzione polifunzionale laterale, si innalzava uno spoglio campanile innestandosi sui pilastri di cemento armato sottostanti. La sua ideazione non presentava particolari segni di nota in quanto si componeva semplicemente di un’ossatura di pilastri e solaio con copertura a piramide, finalizzata più alla funzionalità che all’estetica. Nei lavori di ristrutturazione l’architetto Carla Zito ha innalzato il campanile di circa m 4,50, raggiungendo un’altezza complessiva di m.20,00 da terra, per consentire, tra l’altro, l’alloggio non più di 2 ma di tre campane. Le pareti che delimitano la nuova struttura, realizzate in muratura, hanno una altezza variabile; più in particolare quelle laterali saranno più basse di m. 3,75, per consentire la vista e la diffusione del suono delle campane. La croce realizzata in acciaio inox è posizionata a giorno sulla faccia anteriore del campanile.

Interno

L’aula è di pianta ellittica con una  curva minore rettificata dalla parete di fondo del pronao, in cui si dispongono i tre accessi.

Venti poderosi e nudi pilastri rettangolari, dieci per lato, partendo dal pieno della lieve curvatura absidale, si allargano quasi a voler abbracciare i fedeli che entrano in chiesa, e sostengono la copertura a capanna ovale, collegandosi con travature quadrangolari che si dispongono a puntone di capriata.

Intorno al fuoco dell’ellissi, su una pavimentazione marmorea rialzata da due gradini e sporgente al centro ad arco di cerchio, si dispone il presbiterio, che accoglie al centro la squadrata mensa eucaristica ed in “cornu epistulae” il pulpito, entrambi forniti dalla “Domus Dei” di Roma. Tra il presbiterio e l’abside, su altri due gradini concavi, si elevano due bassi muretti con bordo sagomato che ne seguono l’incurvatura:  quello a sinistra, sopra una moderna “consolle” marmorea, ingloba il tabernacolo,[6] l’altro, a destra, fa da sfondo ad una sede marmorea fiancheggiata da due sedili dello stesso materiale.

I lunghi ambulacri laterali della navata e le due ultime campate simmetriche del presbiterio comunicano senza muri divisori con tre ambienti mistilinei di media altezza e di diversa profondità, che si dispongono alle spalle ed ai lati dell’abside come una sorta di corona circolare spezzata. Quello a sinistra è stato adibito a cappella, quello a destra fa da atrio alla sacrestia, ubicata dietro la curvatura absidale. La pavimentazione, a grandi mattonelle maiolicate di colore beige e con al centro una stella di marmi policromi a rosa dei venti, fu messo in opera nel 2001 come ricorda un’iscrizione ai piedi del primo pilastro a destra.[7]

Dotazione artistica

L’antico simulacro di Maria SS. della Stella si inquadra nella  categoria della Madonna “odighitria”, raffigurata sempre con il Bambino su un braccio, mentre rivolge l’altro o in direzione dell’osservatore o verso il figlio, indicandolo con l’indice. La nostra statua offre alla venerazione l’immagine della Madonna che mostra con la destra una stella d’argento, indirizzando ai fedeli un misericordioso sguardo materno, con un accento quasi dolente; il paffuto e vivace Bambino, invece, gira gli occhi altrove e sembra indicare con la manina sinistra la Madre, mentre appoggia teneramente l’altra al suo petto. Gli atteggiamenti e l’abbigliamento delle due figure sono conformi alla tipologia consueta di questa particolare iconografia devozionale, che vuole il Bambino quasi  ignudo e con corona regale, e la Madre, parimenti incoronata regalmente,[8]  con aureola di dodici stelle, veste rosata e manto azzurro stellato. Nella nuova chiesa, guardando l’abside, la statua è stata sistemata contro il penultimo pilastro laterale, a destra del presbiterio, su un alto podio marmoreo concepito dal progettista dott. Mario Marone come una sovrapposizione di parallelepipedi a facce lisce o scanalate in verticale, di varia misura e diversamente posizionati e  sfalsati; questa ideazione plastica è stata ricalcata nel 2001, in forme molto più ridotte, nella base del moderno Cuore di Gesù, addossato al penultimo pilastro di sinistra.

Sul pieno arcuato dell’abside si staglia un grande Crocifisso moderno di buona fattura, che riveste la funzione di polo di attrazione visiva in quanto fulcro centripeto delle linee ellittiche dell’architettura.

Degni di attenzione sono i quindici pannelli di travertino, creazione della dott.ssa  Matacena,  denotantila Via Crucise sistemati lungo le pareti dei due ambulacri laterali, sette a destra ed otto a sinistra. Gli episodi evangelici della Passione di Cristo sono riprodotti ad incisione su delimitate zone levigate del marmo, che contrastano con il fondo ruvido della nuda pietra. Le incisioni che ricalcano le figure, nonché alcuni campi delle scene, qualila Croce, sono colorati con una tinta verdastra che ne mette in evidenza l’accurato disegno, facendone risaltare le linee sulla tonalità sbiadita e neutra del supporto di marmo; è da notare l’accentuato pathos significato nei volti.

Almeno un cenno meritano il Tabernacolo bronzeo di serie, a forma di corona circolare con porticina rotonda, ed il marmoreo fonte battesimale a calice, con stelo giallastro e bassa coppa variegata con coperchio ruotante in orizzontale,  sistemato nella penultima campata a sinistra, presso il presbiterio.[9]

Di notevole senso artistico risultano le 13 vetrate istoriate con le storie mariane, realizzate dalla ditta Vetrate Artistiche Fiorentine s.n.c. di Firenze che dal 2009 sostituiscono i vecchi finestroni.

Le vetrate si potrebbero suddividere in due gruppi: entrando, 6 dal lato destro (sagrestia)  e sei dal lato sinistro (Battistero).

Dal lato del battistero abbiamo il primo ciclo: Maria nel mistero della nascita del Figlio.

Annunciazione; visita di Maria a s Elisabetta; adorazione dei pastori; visita dei magi; il riposo nella fuga in Egitto; presentazione al tempio.

Dal lato sagrestia abbiamo il secondo ciclo: Maria nel mistero della vita pubblica del Figlio, nella sua Morte e Resurrezione. Le nozze di Cana; Maria discepola del Signore; Maria sotto la croce con Giovanni; Maria incontra per prima Cristo risorto; Pentecoste; Immacolata.

Particolarmente interessante risulta il “rosone” sopra il tamburo della chiesa, il cui titolo potrebbe essere: La Madonna della Stella guida il popolo di Nola verso Gesù

La rappresentazione è unica nel suo genere! Il popolo è guidato dalla Madonna per giungere a Cristo: infatti, un movimento a spiarle parte da Castelcacala, il luogo  dove affondano le radici del popolo nolano, e “per Maria” arriva fino a Cristo Pantocratore (sovrano su tutte le cose).

La Madonna è l’esatta riproduzione dell’immagine venerata nella Parrocchia della Stella: essa ha il bambino che e rivolto verso  chi guarda, quasi ad invitare tutti nella scena e ha una stella nella mano che evidentemente indica il Pantocratore.

In popolo scende da Castelcicala, guidato dai Santi protettori Felice e Paolino, percorrendo le verdi colline nolane, sembra quasi calpestare il manto della Madonna che diventa strada per giungere alla meta indicata dalla Stella: Gesù.

Gesù Cristo Pantocratore, che ricorda il Cristo trimorfo delle Basiliche di Cimitile, domina la scena dall’alto e benedicendo il popolo indica che Lui è Il Verbo incarnato via verità e vita..

 

 

(Riferimenti storico-artistici sono tratti da. Antonio Fusco, L’Arcicongrega nolana di Maria SS. della Stella e le due chiese dell’omonima parrocchia, Arti Grafiche G. Scala, Nola 2003, e integrati dall’Architetto Carla Zito e  dal parroco p Mariano Amato

 

 

 


 

[1] La così detta  “chiesa vecchia” fu edificata dall’Arcicongrega “Maria SS. della Stella” alla fine del XVIII sec. sul sito di un’antica cappella di S. Maria della Misericordia, che fu demolita per far posto al nuovo edificio della confraternita.

 

[2] Furono scelti i sig.ri Iorio perché erano stati gli ultimi a contrarre il matrimonio nella parrocchia (19/4/1970).

[3] La costruzione incorpora al piano terra una sala d’attesa comunicante con il presbiterio, lo studio del parroco, una stanzetta per riunioni, i servizi, un ingresso secondario con rampa di scala ed un salone-teatro; al primo piano si suddivide nell’appartamento privato del parroco ed in varie stanze, utilizzate dai  ruppi operanti nella parrocchia.

[4] Inizialmente al posto della vetrata si stagliava una quadrifora

[5] La stella sostituisce la  statua a tutto tondo della Madonna col Bambino, prodotta a Napoli, in serie, dall’Apostolato Liturgico delle Pie Discepole del Divino Amore. Attualmente il sacro plastico è sistemato in un’aiuola del parcheggio.

[6] Inizialmente il tabernacolo era sistemato al centro della parete absidale, sotto il Crocifisso, di fronte al passaggio che si apre tra i due muretti, su una base marmorea rastremata in basso ancora in loco. 

[7] I fondi per il rifacimento del pavimento furono offertiti dai fratelli Nunziata (Michelina, Francesco, Salvatore e Giovanni), in memoria del padre Isidoro, che abbiamo ricordato tra gli ultimi curatori della chiesa vecchia.

[8] La corona regale ha il cerchio metallico sormontato da una calotta a bulbo ribassato, sempre di metallo, realizzata a traforo o a raggiera.

[9] Il tabernacolo è una produzione della “Domus Dei” di Roma. Il fonte battesimale proviene dalla chiesa vecchia e fu donato nel 1965 dalla sig.ra Carmela Caruso Sarappa.

 

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